Terapia ACT

ACT è l’acronimo di Acceptance and Commitment Therapy (terapia di accettazione e impegno nell’azione), una nuova forma di psicoterapia che ha iniziato a diffondersi a cavallo del nuovo millennio. Si tratta di un tipo di terapia che viene definita di “terza ondata” o di “terza generazione” cognitivo-comportamentale, che spinge ad una presa di coscienza del problema e quindi l’adozione di un determinato comportamento. L’ACT è stata sviluppata negli Stati Uniti da Steve Hayes che, insieme ai suoi collaboratori, nel 1986, ha iniziato a delinearne le basi con alcuni articoli scientifici, finché nel 1999 ha pubblicato un libro proprio dedicato a tale tipo di psicoterapia. Da allora, questo nuovo approccio è divenuto oggetto di diversi studi e perfezionamenti e oggi viene considerata una delle terapie maggiormente efficaci, un’efficacia provata dalla sua sperimentazione sul campo. L’ACT, al contrario delle altre terapie che si propongono di ridurre i sintomi, ha come obiettivo l’accettazione della propria condizione con un conseguente cambiamento delle prospettive, non punta perciò a cancellare la sofferenza, ma induce i pazienti a impegnarsi nel presente in azioni per migliorare la propria vita.

I concetti di fondo su cui si basa sono:
– la sofferenza è uno stato d’animo normale e adattivo che accompagna l’esistenza di ogni essere umano;
– non si può cancellare la propria sofferenza (pensieri e emozioni negative), ma si può evitare di aumentarla;
– cercare di cancellare o controllare la propria sofferenza porta ad un suo aumento;
– dolore e sofferenza sono due cose separate e non bisogna identificarsi con la propria sofferenza;
– la sofferenza va accettata cambiando la propria prospettiva, nelle proprie azioni.

L’Acceptance and Commitment Therapy passa attraverso tre punti fondamentali:

– Mindfulness;
– Defusione ed Accettazione;
– Azione, impegno.

Con il termine “mindfulness”, che potrebbe essere tradotto in italiano come “consapevolezza della mente”, si indica il processo attraverso il quale si diventa consapevoli della propria sofferenza e si impara a percepirla come se fosse un oggetto a se stante, presente, ma distante. Si deve a Jon Kabat-Zinn, medico del Massachusetts e ai suoi studi, condotti a partire dagli anni Settanta, la creazione e lo sviluppo di questa metodologia che si basa sugli insegnamenti di diverse discipline orientali: il buddismo, lo zen e alcune forme di meditazione yoga. L’efficacia della mindfulness è oggi riconosciuta in vari campi, dalla psicologia alla medicina e fino alle scienze sociali. In particolare, per quel che riguarda la psicoterapia vengono messe in atto una serie di tecniche per far comprendere al paziente che, invece di pensare
esclusivamente alla propria sofferenza, ci sono molte altre cose importanti a cui dedicarsi. Con l’accettazione si giunge a capire che non si può sfuggire o cancellare la propria sofferenza. Cercare di negarla o di cancellarla prevede uno sforzo inutile che finisce per portare nuovo dolore. Essa quindi deve essere vista come un’esperienza di vita normale. Una volta compreso che nulla si può contro la sofferenza attraverso varie tecniche esperienziali, il paziente viene invitato a impegnarsi per creare nuovamente la sua vita, dandone la direzione giusta. Quando si soffre si tende a “non vivere”, si aspetta il momento in cui si starà meglio per fare, per dedicarsi a una passione, per tornare alla vita di prima. L’ACT invece spinge il paziente a ritrovare i propri valori o a crearne di nuovi per ricominciare a vivere pienamente i giorni. L’accettazione si basa su un principio molto semplice: non si può sfuggire o cancellare la propria sofferenza. La sofferenza non può essere paragonata a un oggetto che sia possibile gettare via: c’è e cercare di negarla o cancellarla finisce per portare nuovo dolore. Essa quindi deve essere vista come un’esperienza di vita, normale e adattiva e che tutti provano. L’impegno è quello che il paziente deve profondere per creare la sua vita. Quando si soffre si tende a “non vivere”, si aspetta il momento in cui si starà meglio per fare, per impegnarsi, per tornare alla vita di prima. L’ACT invece spinge il paziente a ritrovare i propri valori, le proprie passioni per ricominciare a vivere pienamente i giorni. L’ACT, che viene praticata anche presso lo studio del Dr. Di Venanzio Luca, Psicologo Pescara, è efficace ed è una terapia breve che fa fronte a disturbi d’ansia, attacchi di panico, ossessioni, fobie, depressione, stress da cancro terminale, dolore cronico, abuso di sostanze e fumo o semplicemente per migliorare la propria vita. In linea generale l’Acceptance and Commitment Therapy viene svolta in setting individuale, con una frequenza di una seduta a settimana e/o 15 giorni, e prevede un coinvolgimento del cliente nella osservazione e nella pratica di esercizi e “esperimenti” durante la settimana, la durata è di circa 10 sedute. E’ un terapia esperienziale, basata cioè sul fare esperienza e pratica di ciò che viene affrontato. Il cambiamento avviene tramite la sperimentazione in prima persona dell’esperienza