Ricordi intrusivi di eventi traumatici: giocare a Tetris aiuta a ridurli

I traumi di carattere psicologico, ad oggi purtroppo sempre più frequenti e diffusi nel mondo, possono essere ricondotti a una serie di cause scatenanti: dagli attacchi terroristici ai disastri di natura ambientale, dagli incidenti automobilistici a lutti particolarmente gravi. Numerosi individui sviluppano, di fronte a questi eventi, quelle che il Manuale Diagnostico dei Disturbi Mentali, giunto ormai alla sua V edizione, identifica come “memorie intrusive e ricorrenti dell’evento traumatico”.

Le modalità per agire sulla modulazione della persistenza nel tempo di tali ricordi sono in fase di studio e non sono state ancora comprese sino in fondo, principalmente perché le emozioni e le sensazioni esperite nel corso dell’evento tendono a consolidarsi in memoria in un lasso di tempo estremamente breve, generalmente entro le sei ore dall’avvenimento stesso.

Successivamente sul ricordo agisce il cosiddetto “riconsolidamento mnestico”, quel particolare tipo di processo attraverso il quale il ricordo – come quello di un episodio particolarmente traumatico – può essere riattivato da un qualsiasi indizio – come il riassistere alla scena scioccante, ad esempio – divenendo malleabile.

Tale riconsolidamento, che è un processo naturale che la nostra mente mette in atto, risulta essere necessario affinché il ricordo venga immagazzinato in memoria.

Mentre in passato le tecniche utilizzate per alterare i ricordi erano spesso invasive e si faceva unicamente ricorso a interventi di carattere farmacologico e, nei casi più severi, addirittura all’elettroshock, i progressi della ricerca attuale hanno permesso ad alcuni ricercatori di Cambridge di mettere a punto una tecnica cognitiva meno aggressiva in grado di raggiungere un’attenuazione di tali ricordi.

STEP 1: a un campione composto da 52 soggetti, selezionati tra lavoratori e studenti, è stata impartita l’istruzione di visionare, da soli e in una stanza buia, un film particolarmente violento.

STEP 2: il secondo giorno i partecipanti sono stati separati in maniera casuale in due gruppi: nel primo, sperimentale, i volontari hanno visionato nuovamente determinate scene traumatiche del film e poi hanno giocato a Tetris; nel secondo, quello di controllo, i soggetti sono stati istruiti allo svolgimento di un semplice compito di riempimento e ad attendere finché il primo gruppo non avesse terminato l’attività richiesta.

STEP 3: per i successivi sette giorni entrambi i gruppi hanno continuato a rievocare le scene violente visionate nel filmato, riportandone poi le emozioni suscitate all’interno di un diario.

STEP 4: il settimo giorno tutti i partecipanti sono stati nuovamente sottoposti alla visione dei contenuti traumatizzanti e, in seguito, invitati a compilare un test che misurasse il grado di intrusività dei ricordi.

I risultati ottenuti hanno mostrato come il numero di ricordi di carattere intrusivo fosse lo stesso per la totalità dei partecipanti prima dell’intervento avviato il secondo giorno. In seguito, tuttavia, il gruppo che subito dopo aver rievocato le immagini violente si era concentrato sul gioco del Tetris, aveva registrato un sostanziale decremento dei ricordi traumatici rispetto al secondo gruppo.

La conclusione alla quale si è giunti è che impegnarsi in un qualsiasi compito visuospaziale, come il Tetris, subito dopo aver assistito a un evento, possa interferire in maniera retroattiva con il consolidamento mnemonico dell’evento stesso. Come già accennato, quando il processo di riconsolidamento è in atto la memoria risulta essere ancora molto malleabile: impegnarsi in un’attività durante tale processo può contribuire a influenzare e, talvolta, a eliminare i precedenti ricordi traumatici.

Tale scoperta ha fornito un enorme apporto alla psicologia, dimostrando per la prima volta come sia effettivamente possibile ridurre la frequenza di comparsa e il numero di ricordi intrusivi facendo unicamente ricorso a metodi cognitivi non invasivi. Un risultato che apre le porte a nuovi approfondimenti e ricerche per la messa in pratica di quanto scoperto, al fine di fornire un supporto concreto a tutte quelle persone che, giornalmente, convivono con ricordi e pensieri intrusivi e traumatici.

Il collaborazione con il Dr. Alessandro Bellardi Falconi

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