“Hello darkness, my old friend…”

Ci sono silenzi che fanno paura.
Ma ce n’è uno ancora più insidioso: quello in cui, pur avendo la vita davanti agli occhi, siamo completamente assorbiti da ciò che accade dentro la nostra testa.
La canzone The Sound of Silence parla di persone che comunicano senza incontrarsi davvero, che guardano senza vedere, che ascoltano senza sentire.
È un’immagine potente. E forse descrive anche ciò che accade a molti di noi.
Quante volte sei stato a cena con qualcuno, ma eri impegnato a discutere con i tuoi pensieri?
Quante volte hai fatto una passeggiata senza ricordarti nulla del percorso, perché la tua mente era occupata a risolvere problemi, anticipare scenari o rivivere il passato? La nostra mente produce continuamente parole, immagini, giudizi, ricordi e paure. E spesso iniziamo a vivere come se quel dialogo interiore fosse la realtà.
Il problema non è avere pensieri.
Il problema è quando smettiamo di accorgerci che sono soltanto pensieri. La vita continua a scorrere mentre noi rimaniamo intrappolati nel rumore mentale.
Il vento continua a soffiare.
Le persone continuano ad amarci.
Il sole continua a sorgere.
Ma noi siamo altrove.
Paradossalmente, il vero silenzio non è l’assenza di rumore.
È quello spazio che nasce quando smettiamo di lottare con ogni pensiero e torniamo a fare esperienza del momento presente.
Non perché la mente abbia finalmente taciuto.
Ma perché abbiamo smesso di darle il volante.
Forse è proprio questo il messaggio più profondo della canzone:
non serve aspettare che il rumore finisca per iniziare a vivere.
Possiamo scegliere la direzione della nostra vita anche mentre la mente continua a parlare.
Perché la libertà non nasce dal silenzio della mente.
Nasce quando il rumore non decide più chi siamo.
“Non puoi controllare i pensieri. Ma puoi scegliere la direzione.”