L’esperimento di Asch

L’esperimento di Asch è stato messo a punto dallo psicologo polacco Solomon Asch nell’anno 1956 e divenne un punto di riferimento per gli studi sull’influenza sociale.

In base allo studio dello psicologo, far parte di un determinato gruppo rappresenta una condizione valida per alterare i propri comportamenti ma anche i giudizi e le percezioni visive di una persona.

In cosa consisteva l’esperimento:
Durante l’esperimento, il soggetto viene condotto in una stanza con altre persone (ovvero attori che hanno avuto direttive su come comportarsi).
Nel suo esperimento Asch presenta ad ogni candidato un’immagine composta da 3 linee numerate e chiede a ciascuna persona presente nella stanza di indicare qual è la linea più lunga.
Il gruppo viene sottoposto a una serie di valutazioni: mentre per le prime due valutazioni la risposta era stata libera, gli altri individui interpellati cominciarono a rispondere in modo sbagliato.
Gli attori avevano scelto apposta la linea sbagliata, facendo un errore piuttosto ovvio. Il soggetto era quindi convinto di dover prendere parte a un test sulla valutazione delle percezioni visive ed era il vero oggetto di studio.

I risultati dell’esperimento di Asch:
Tramite questo esperimento, è stato possibile mettere a punto alcune considerazioni importanti.
Prima di tutto che in linea di massima le persone tendono a rispondere come la maggioranza, anche se ciò significa tuttavia commettere un errore;
in secondo luogo il soggetto si sentiva spesso come in un limbo: diviso tra la consapevolezza di ciò che effettivamente vedeva e l’opinione della maggior parte delle persone;
per una buona parte dei soggetti, tale situazione di disagio portava a un ragionamento e a un conseguente cambio di opinione che si adattava a quello espresso dalla maggioranza.
Il suo esperimento si basa quindi sul concetto di conformismo, ovvero quel fenomeno che determina il cambiamento di un opinione o di un comportamento che avviene quando il singolo si trova di fronte a una norma sociale implicita, quindi non espressa, ma ricavabile attraverso l’osservazione delle azioni altrui.
Asch sosteneva che in nome del conformismo e della necessità di sentirsi parte integrante di un gruppo, le persone hanno la tendenza ad esprimere un comportamento che si adatti a quello del gruppo stesso o della maggioranza.