La matrice ACT: un valido strumento per favorire la flessibilità psicologica

Nell’ambito della psicoterapia contemporanea si guarda con sempre maggiore interesse allo sviluppo di nuovi strumenti terapeutici che siano affidabili, intuitivi e semplici da utilizzare.

L’uso dell’Hexaflex, il modello che rappresenta graficamente i processi principali del metodo ACT, non sempre si è rivelato di facile attuazione e, nel 2009, lo psicologo Kevin Polk ha pertanto messo a punto un nuovo schema, che prende il nome di “matrice ACT” (20.000 ore di studio!) e che restituisce alla metodologia della stessa Acceptance and Commitment Therapy, da cui deriva, un’immediatezza e una praticità tali da favorirne l’applicabilità e la facile comprensione da parte tanto dei terapeuti quanto dei pazienti.

La matrice è composta da due linee perpendicolari e quattro quadranti e invita a posizionare, all’interno degli stessi, le esperienze e i comportamenti che segnano le tappe della lunga strada percorsa dall’essere umano nel tentativo di raggiungere il traguardo del benessere.
La linea verticale, o linea dell’esperienza, sancisce la differenza tra gli aspetti di cui si fa esperienza per mezzo dei cinque sensi e quelli ai quali ci si approccia attraverso le proprie abilità introspettive e l’attività mentale in generale.

La linea orizzontale, che potremmo definire come linea del comportamento, definisce la separazione tra le azioni che rivestono la funzione di allontanare da esperienze indesiderate, e quelle che hanno invece il compito di avvicinare a qualcuno o qualcosa per l’individuo importante e di valore.

Al centro dell’intersezione tra le 2 linee si colloca, metaforicamente, il soggetto che nota in maniera consapevole i suoi movimenti verso l’una o l’altra direzione.
Nel quadrante in basso a destra verrà domandato al soggetto di scrivere chi o cosa è per lui davvero importante e significativo.

All’interno del quadrante in basso a sinistra si chiederà al paziente di elencare i pensieri, le emozioni e le sensazioni indesiderate che emergono e che lo ostacolano nel muoversi in direzione di chi o cosa è importante per lui.
In quello in alto a sinistra sarà riportata la lista dei comportamenti che gli altri possono notare che il soggetto compie nel muoversi via, allontanandosi, da tali pensieri sgraditi e non desiderati.

Nell’ultimo quadrante, quello in alto a destra, saranno invece elencati i comportamenti e le azioni che gli altri possono vedere che il paziente mette in atto per muoversi verso il suo obiettivo.

In conclusione, la matrice ACT di Kevin Polk costituisce un valido alleato terapeutico, in grado di incentivare nei pazienti la presa di consapevolezza dei comportamenti di evitamento della sofferenza e delle emozioni non gradite e di quelli che invece, al contrario, si muovono verso il raggiungimento di uno stile di vita basato sui valori e sulla significatività individuale. La coscienza di questo favorisce il graduale abbandono dei comportamenti automatici, a volte disadattivi e disfunzionali, restituendo alla persona un grado crescente di libertà di azione e di scelta.

In collaborazione con Alessandro Bellardi Falconi