Intelligenza artificiale e psicologia: quando il bot “gioca a fare” lo psicoterapeuta

Chat GPT, acronimo di Generative Pretrained Transformer, è uno strumento di elaborazione del linguaggio naturale (Natural Language Processing), in grado di utilizzare avanzati algoritmi di apprendimento automatico al fine di generare risposte equiparabili a quelle che un essere umano fornirebbe all’interno di un
discorso.
Realizzato da un’organizzazione no profit per la ricerca sull’intelligenza artificiale chiamata OpenAi, Chat GPT ha il potenziale per migliorare considerevolmente il modo in cui giornalmente interagiamo con le macchine all’interno di una estesa gamma di situazioni, dalla più scontata traduzione linguistica al servizio di assistenza clienti, fino ad arrivare alla scrittura creativa.
Pur non essendo il primo chatbot in circolazione, ciò che a tutti gli effetti lo differenzia da quanto finora sperimentato è la mole di argomenti che è in grado di elaborare e, soprattutto, la qualità delle risposte che si è rivelato capace di dispensare, in numerosi casi del tutto indistinguibili da quelle che una persona reale avrebbe fornito. La tecnologia NLP (Natural Language Processing) – una branca dell’intelligenza artificiale che si concentra sull’interazione tra computer e
linguaggio umano – consente inoltre a Chat GPT di analizzare e comprendere le differenti sfaccettature del linguaggio umano per generare risposte sempre più coerenti e pertinenti. Un risultato già ora strabiliante e che nel corso degli anni a venire migliorerà ancora, rendendo i bot sempre più “umani”.
Tutto molto bello, ma potrà mai un modello di intelligenza artificiale sostituirci del tutto? Potrà mai darci sostegno, supporto psichico, consigli di natura psicologica?
La risposta è no. Anche divenisse in futuro in grado di conversare tecnicamente con un paziente come farebbe un vero psicoterapeuta, un chatbot non sarà mai capace di creare e mantenere quegli elementi fondamentali e tipicamente “umani, quali
l’empatia, l’interpretazione e l’assegnazione di significato e di senso a ogni singola esperienza soggettiva. Senza dimenticare il fatto che, in determinati casi e situazioni, il ricorso a “entità tecnologiche” potrebbe anche peggiorare il senso di isolamento che un soggetto con problemi di carattere psicologico potrebbe ritrovarsi a dover fronteggiare.
Pertanto, pur rimanendo un ottimo strumenti di supporto, è importante continuare ad agire in maniera consapevole e utilizzare Chat GPT in modo responsabile ed etico, tenendo sempre a mente che un bot, per quanto precise e attendibili potranno divenire le sue risposte, non sarà mai un nostro amico, né un nostro confidente, né il nostro psicologo, ma rimarrà un prodotto commerciale realizzato da individui che nella vita, in maniera peraltro del tutto legittima, svolgono la professione di
imprenditori.

In collaborazione con il Dr. Alessandro Bellardi Falconi

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