Calamità e disastri ambientali: il ruolo dell’ACT nella Psicologia delle Emergenze

Sono davanti agli occhi di tutti le immagini tremende dell’alluvione che ha colpito i territori dell’Emilia Romagna. Una calamità naturale che, oltre agli ingenti danni economici, ha portato con sé destabilizzazione e paura, mettendo a repentaglio le comunità colpite anche da un punto di vista psicologico.

A differenza di quanto accade con altri disastri ambientali, quali i terremoti, con l’alluvione spesso l’impatto psicologico risulta essere ritardato, dal momento che l’acqua concede in un primo momento la possibilità di considerare una fuga.

L’angoscia e il timore che l’evento possa ripetersi arrivano infatti più tardi, assieme a previsioni catastrofiche e ansie di varia natura. Dopo un’alluvione le vittime sono pervase da un sentimento di frustrazione per ciò che è accaduto e di collera nei confronti di quelli che si suppone possano essere i responsabili di un disastro che, in molti casi, purtroppo, avrebbe potuto essere previsto.

Nel frattempo, sentimenti di sgomento e sconcerto per vittime e feriti possono alternarsi a sensi di colpa e di vergogna per essersi trovati in una situazione di pericolo, per non aver preso determinate scelte, per essere ancora vivi o non aver riportato ferite o gravi conseguenze di tipo fisico. Il soggetto bascula tra stati d’animo contrastanti, tra disperazione e speranza per i propri progetti, per l’avvenire, per i propri cari.

Da un punto di vista fisico e corporeo la vittima può sentirsi pervasa da un senso di affaticamento, può sperimentare disturbi somatici, diminuzione dell’appetito e del peso corporeo, disturbi del sonno, eccessive risposte di paura di fronte a situazioni in realtà non rischiose, respiro affannoso e battito cardiaco accelerato, tremori, sudorazione e decremento di memoria e concentrazione.

Possono inoltre concretizzarsi alterazioni all’interno delle interazioni interpersonali, come tensioni familiari generate da una maggiore irritabilità o, nei casi più severi, può addirittura sopraggiungere il desiderio di non parlare, di non incontrare persone, isolandosi in direzione di un vero e proprio ritiro sociale.

Risulta chiaro, quindi, come gli eventi collegati a un disastro ambientale possano essere fonte potenziale del manifestarsi di reazioni psicologiche quali disturbi d’ansia, disturbo acuto da stress (A.D.S.) e, soprattutto, disturbo post-traumatico da stress (P.T.S.D.). Si tratta di reazioni normali di fronte a un evento catastrofico ma che, se non diminuiscono di intensità e perdurano nel tempo, necessitano di un supporto psicologico in grado di ristabilire l’incolumità psichica e fisica dei soggetti coinvolti, ricreando in un secondo momento un equilibrio all’interno della comunità colpita.

I servizi di salute mentale di solito mobilitati in tali circostanze mirano, pertanto, a ristabilire il corretto funzionamento psicologico e sociale dei singoli individui e della collettività e ad arginare la gravità degli effetti negativi correlati alla calamità.
Dopo aver identificato i soggetti maggiormente a rischio, la gran parte del lavoro avviene in un contesto non clinico, assumendo la forma dell’insegnamento dei principali strumenti di gestione dello stress post-traumatico, anche attraverso la pratica dell’uso del problem-solving. Nei momenti immediatamente successivi al disastro, quindi, lo psicologo non si limita alla sola psicoterapia ma fronteggia situazioni pratiche attraverso l’utilizzo di tecniche psicoeducative che possano illustrare alle vittime quali sono le più comuni risposte allo stress, aiutandole nella ricerca di nuove modalità per imparare a gestirle.

Risultano essere soprattutto utili esercizi e protocolli ACT (Acceptance and Commitment Therapy) che allenino la mente alla pratica dell’accettazione e che possano ridurre il divario tra ciò che si ha/si può fare e ciò che si desidera avere e che può essere fatto, causa spesso di sofferenza e disagio psicologico.

Soprattutto in momenti traumatici e disperati quali quelli legati a un evento catastrofico e fuori dal nostro controllo, L’ACT ha lo scopo di aiutare ad accettare il dolore che inevitabilmente la vita porta, aiutando nel contempo a intraprendere azioni in grado di migliorare, fattivamente, situazioni tanto difficili.

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