Gli smartphone, la macchina della dipendenza

L’avvento degli smartphone ha segnato una trasformazione epocale nei nostri stili di vita, influenzando profondamente la nostra relazione con la tecnologia e il modo in cui percepiamo il mondo che ci circonda. Questi dispositivi, con la loro vasta gamma di funzionalità e connettività, si sono rapidamente radicati nella nostra quotidianità, diventando compagni inseparabili e, in alcuni casi, elementi di vera e propria dipendenza, talvolta dai connotati e risvolti patologici.

Juan Carlos De Martin, nel suo saggio “Contro lo smartphone”, evidenzia la natura complessa di tale dipendenza, sottolineando come gli smartphone siano stati progettati con cura per catturare e mantenere l’attenzione degli utenti e di come le diverse App, attraverso sofisticate e psicologicamente mirate strategie di design, siano state sviluppate con il fine ultimo di generare un ciclo di utilizzo compulsivo, rendendo difficile – e a volte impossibile – per gli individui distaccarsene. Tutto ciò ha portato a una dipendenza diffusa, con molti soggetti coinvolti in una lotta costante alla ricerca di un equilibrio tra l’uso degli smartphone e una vita soddisfacente e significativa.

Gli smartphone hanno anche rivoluzionato i nostri concetti di intimità e condivisione e le stimolazioni costanti dalle quali veniamo costantemente “bombardati” hanno distorto la nostra percezione del tempo, portandoci a passare ore all’interno di una realtà digitale senza una reale presa di coscienza del suo effettivo trascorrere.

Con la possibilità di connettersi istantaneamente con gli altri attraverso i diversi canali di social media, la messaggistica istantanea e le altre forme di comunicazione digitale, la nostra esperienza di connessione con il mondo reale è stata inoltre radicalmente alterata.

In risposta a questa crescente dipendenza sono stati introdotti programmi e varie iniziative, come il “Laboratorio di disconnessione digitale” presentato da Simone Natale. Tali proposte mirano a sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di un utilizzo consapevole della tecnologia e a fornire ai soggetti coinvolti strumenti e tecniche efficaci per ridurre l’eccessiva dipendenza dagli smartphone. Tuttavia, nonostante i numerosi tentativi di “disintossicazione”, molti individui continuano a lottare con la dipendenza, senza che una soluzione definitiva e duratura si prospetti all’orizzonte.

Nonostante le sfide e le complessità associate alla dipendenza da smartphone, sarebbe inutile e anacronistico affermare che questi dispositivi, utilizzati ormai per una vasta gamma di attività e funzioni, non costituiscano al giorno d’oggi una parte essenziale della nostra vita moderna. È tuttavia fondamentale interrogarsi sulle implicazioni di questa dipendenza e sulle condizioni in grado di alimentarla e forse, come suggerisce De Martin, dovremmo chiederci se lo smartphone debba necessariamente essere considerato uno strumento nato allo scopo di generare dipendenza o se ci sia una via alternativa che ne permetta un utilizzo più consapevole e responsabile, bilanciandone rischi e vantaggi e minimizzandone le eventuali conseguenze negative.

Nel frattempo, da un punto di vista psicologico, la promozione di tecniche di autocontrollo e di consapevolezza emotiva potrebbero accompagnare gli individui nella gestione degli impulsi, aiutandoli ad affrontare le emozioni negative che conducono a un uso compulsivo della tecnologia.

Per coloro che lottano con una dipendenza grave dagli smartphone e dalla tecnologia in generale, è invece fondamentale cercare supporto professionale rivolgendosi a psicologi o psicoterapeuti specializzati. Tali professionisti possono fornire supporto emotivo, insegnare strategie di gestione dello stress e lavorare con gli individui al fine di identificarne e affrontarne insieme le radici psicologiche della dipendenza, la terapia ACT è dimostrato che funzioni su questi tipi di problemi.

In collaborazione con il Dr. Alessandro Bellardi Falconi

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